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horrordoor
Il portale della paura...
24 gennaio 2008
Domani è il giorno del giudizio........
Cari amici dell terrore ci siamo!! Domani è il giorno fatidico......
La redazione al completo è chiamata a sostenere un esame fondamentale per la propria sopravvivenza universitaria. Riusciranno i nostri eroi a salvarsi dalle grinfie del caro (speriamo) ma crudele e feroce Professor Conti....
Bè questo potremo saperlo soltanto domani.
Intanto augurateci  "in bocca al lupo"!!!!



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23 gennaio 2008
Foto extra settimanale

 fred



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22 gennaio 2008
Bambiniiiiiiiiiii........è arrivato Babbo Natale!!!

La prima figura di Babbo Natale assassino può essere fatta risalire ad un film inglese del 1972, Racconti dalla tomba composto da cinque episodi e diretto da Freddie Francis su ispirazione dei noti fumetti horror degli anni ’60 “Tales from the Crypt” e “The Vault of Horror”. Il primo episodio, intitolato “All Through the House”, porta in scena proprio uno psicopatico, appena scappato dal manicomio criminale, vestito da Babbo Natale, che cerca di introdursi nell’abitazione di una donna che ha ucciso il marito e che tenta ora di sbarazzarsi del cadavere. Curiosamente esiste un remake di questo episodio, diretto da Robert Zemeckis nel 1989 per la prima stagione della serie tv “Tales from the Crypt”.
Del 1980 è invece To All a Goodnight, diretto dall’attore David Hess (famoso soprattutto per aver interpretato il malvagio Krug Stillo nel classico di Wes Craven “L’ultima casa a sinistra”).
Ancora un manico vestito da Santa Claus compare nel francese Un minuto a mezzanotte (“3615 code Père Noel”, 1990), di René Manzor, in cui Thomas, un bambino molto sveglio, deve vedersela con un vendicativo Babbo Natale licenziato dal centro commerciale di cui è direttrice proprio la madre del bambino. Tra il ragazzino, appassionato di Rambo e diavolerie informatiche, e il killer natalizio si instaura una vera e propria guerra domestica in stile “Mamma ho perso l’aereo”!
A partire dalla metà degli anni ’90 comincia una vera invasione di pellicole a basso budget che vedono protagonisti psicopatici Santa Claus o psicopatici abbigliati da Santa Claus.
Satan Claus (Massimiliano Cerchi, 1996) porta in scena un folle vestito con i classici abiti di Babbo Natale che uccide persone per prelevare parti anatomiche, usate dall’uomo come addobbi per il suo albero di Natale. Santa Claws (John A. Russo, 1996) ha un Babbo Natale impersonato da un malato di mente timidamente innamorato della sua vicina di casa, un’attricetta da exploitation, e uccide chiunque tenti un approccio con la ragazza. Nel 2003 arriva invece Psycho Santa, di Peter Keir, un’antologia di film che hanno come comune denominatore il solito Babbo bastardo;  fino a giungere a Santa s’Slay (2005), di David Steiman, una commedia infarcita di spruzzate horror in cui compare il vero Babbo Natale che, dopo aver scontato una penitenza durata 1000 anni, passati a portar doni ai bambini, torna ad esercitare la sua vera natura, ovvero demone assassino che odia i bambini e trucida chiunque il giorno della nascita di Gesù Cristo.
Black Christmas – Un Natale rosso sangue (Black Christmas, 2006) è anche il titolo del recente remake che Glen Morgan ha diretto per omaggiare il classico di Clark. Nel film di Morgan vengono prese molte libertà rispetto al capostipite e, anche se la storia di base è la medesima, si tenta di approfondire la figura del maniaco e dotarlo di un tragico e sanguinoso passato; inoltre Morgan si permette di affondare il piede sullo splatter e sul grottesco, dando vita ad un anomalo slasher che ha però fatto flop al botteghino.
Lo stesso anno in cui esordiva il film di Bob Clark curiosamente usciva nelle sale un lungometraggio che ha molte analogie con “Black Christmas”, si tratta di Silent Night, Bloody Night diretto da Theodore Gershuny, in cui uno psicopatico fuggito dal carcere nella vigilia di Natale trova rifugio in un edifico che in passato fu teatro di un tragico evento e che ora è considerato da tutti un luogo maledetto. Chiunque tenti di avvicinarsi al rifugio del folle finisce morto ammazzato!
Del 1984 è Non aprite prima di Natale (Don’t Open ‘til Christmas), un originale, anche se non del tutto riuscito, thriller diretto dall’attore Edmund Purdom. Un serial killer uccide per le strade di Londra tutti coloro che indossano un vestito da Babbo Natale, proprio durante i giorni che precedono il Natale. Scotland Yard è sulle tracce dell’assassino e solo una donna è in grado di identificarlo: il trauma infantile è dietro l’angolo.
Facendo un balzo in avanti nel tempo possiamo imbatterci in The Season Christmas Massacre (2001) di Jeremy Wallance, uno slasher misto alla commedia adolescenziale in cui il classico nerd, emarginato e zimbello del liceo, decide di prendersi una drastica vendetta proprio durante la notte di Natale e…via con il massacro di coetanei sbruffoni, portato a termine con ogni tipo di arma, dal classico coltello ai picchetti da neve fino alle roboanti motoseghe. Decisamente più serio è il recentissimo P2 (2007), un thriller molto teso diretto da Franck Khalfaun e prodotto e sceneggiato da Alexandre Aja. In questo caso la zelante quanto attraente impiegata d’azienda Angela si trattiene a lavorare fino a tardi la vigilia di Natale, ma quando si accorge di essere rimasta chiusa nel parcheggio dell’edificio è costretta a chiedere aiuto al viscido custode che aveva respinto da un’avance poco prima, unica persona rimasta nell’intero stabile. L’uomo pretende qualche cosa in cambio per il suo aiuto e Angela si troverà a passare il peggior Natale della sua vita.




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20 gennaio 2008
"Halloween the beginning"



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19 gennaio 2008
Foto della settimana
2005_saw_ii_011



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19 gennaio 2008
E' arrivato "Halloween the beginning"!!! A voi i commenti....



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19 gennaio 2008
Eccoci di nuovo!

Cari amanti dell'orrore siamo ritornati dall'oscurità natalizia....
Dopo aver vagato come zombi alla ricerca di doni e pietanze saporite siamo di nuovo qui per tenervi aggiornati su tutto quello che succede nello strepitoso mondo del terrore.
Per darvene la prova abbiamo rinnovato la nostra sezione delle recensioni inserendovi la presentazione di numerosissimi film, d'autore e indipendenti, vecchi e nuovi, che potrete consultare in modo da avere la vostra mente (di solito offuscata dalle tenebre dell'oscurità) lucida e pronta a fare la scelta migliore per soddisfare la vostra sete di paura. Adesso la palla (nel nostro caso è meglio dire  il teschio) passa a voi....
Mi raccomando scegliete bene e lasciate i vostri commenti perchè, ricordatevi, la morte è sempre dietro l'angolo.....
                                        
                                                                      La redazione                                 




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10 gennaio 2008
Chat
http://www.meebo.com/rooms



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4 gennaio 2008
Eli Roth
Per restare seduti sulla poltroncina della sala cinematografica senza fare una grinza, una persona doveva avere lo stomaco di ferro. Per resistere alle scelleratezze, le torture, le orge di sangue e membra e ogni tipo di efferatezza compiuta da oscuri macellai con pinze e saldatori, lo ammettiamo, ci voleva veramente spirito di sadomasochismo… e per chi le ha ideate un cervello veramente fino! Dietro la maschera di scene da splatter all'ennesima potenza, si nasconde di un bel ragazzotto di Boston, Eli Roth, che in barba ai nostalgici horror americani che affollavano i drive-in, tutti mostri della laguna nera e alieni, rievoca il nuovo concetto di cinema tarantiniano (almeno così sembra, ma la critica e gli esperti non ne sono tanto convinti) rimpallando, fra sevizie e strazi fisici, l'azione al pathos. Continuamente.
Figlio di un rinomato psichiatra e psicanalista, nonché professore all'Harvard University Medical School, e di una pittrice che lavora con la O.K. Harris Gallery di New York, fratello dell'attore Adam J. Roth e del produttore Gabriel Roth, Eli Roth decide di fare il regista dopo aver visto, a soli 8 anni, Alien (1979) di
Ridley Scott, la pellicola lo appassiona a tal punto che girerà ben 50 cortometraggi con i suoi fratelli come protagonisti, ancora prima di entrare al liceo. Dopo aver frequentato la Newton South High School, si iscrive al corso di regia della New York University, uscendone nel 1994. Dopo aver lavorato in produzioni teatrali newyorkesi, dopo aver recitato per Babra Streisand ne L'amore ha due facce (1996) e dopo un primo lavoro alle dipendenze dell'attrice Camryn Manheim
, all'età di 20 anni, viene assunto dal produttore Frederick Zollo, che lo impiega come assistente e coordinatore di bilanci e orari per film come Il gioco dei rubini (1998) e Illuminata (1998). Nel frattempo, nel 1995, scrive, con l'amico Randy Pearlstein, la storia di un misterioso virus che contagia un gruppo di studenti in vacanza. Tentano, con pessimi risultati, di trovare i finanziamenti necessari per trasformarlo in un film.
Sconsolato, Roth si trasferisce da New York a Los Angeles e, dopo quattro mesi, trova posto come regista, sceneggiatore e disegnatore in una serie di animazione Chowdheads (1999), assieme al suo amico Noah Belson. Disgraziatamente, per dei disguidi con la produzione, la serie non venne mai trasmessa, ma gli episodi girati servirono poi per realizzare una serie stop motion chiamata The Rotten Fruit (che Roth girerà solo nel 2003). Fra le due serie animate, Roth lavora sovente con
David Lynch
, collaborando alla creazione del suo sito internet.
Dopo essere stato l'assistente di Howard Stern per il film Private Parts, trova finalmente i soldi necessari per trasformare in pellicola la storia che aveva nel cassetto e firma nel 2002 Cabin Fever che avrà incassi record in tutto il mondo, attirando l'attenzione di riviste come il New York Times, Rolling Stone ed Empire Magazine, e anche di registi come
Peter Jackson, Quentin Tarantino e Tobe Hooper. Roth usa il successo del film per lanciare altri progetti horror. Poi, incurante della psoriasi che lo affligge, fa parlare di sé grazie al suo più grande capolavoro Hostel (2006), storia di due studenti in Slovenia che finiscono nelle feroci mani di un gruppo di pervertiti sadici. Il film è catalogato come una delle pellicole più violente della storia del cinema e, per cavalcare l'onda, Roth dirigerà anche un seguito: Hostel: Part II (2007), con le partecipazioni speciali di Heather Matarazzo, ma anche della tanto amata e tanto nostra Edwige Fenech
, star indiscussa del cinema di serie b italiano.
Eli Roth entra ufficialmente all'interno di quella che viene definita dalla stampa la Splat Pack (in riferimento alla Rat Pack anni '50-'60 di
Frank Sinatra) che raccoglie nel suo gruppo dei pionieri di un nuovo cinema horror anche Alexandre Aja, Neil Marshall, James Wan, Leigh Whannell, Darren Lynn Bousman, Rob Zombie e Greg McLean
.
Diventato grande amico di
Tarantino, collabora con lui a Grindhouse – A prova di morte (2007), omaggio cinefilo al b-movie degli anni '70, firmando un falso trailer, Thanksgiving, e interpretando uno dei frequentatori del "Texas Chili Parlor". I suoi progetti da regista non si fermano qui, perché oltre al film Cell, Roth ha intenzione di realizzare un film interamente composto da falsi trailer, Trailer Trash, ma anche un vero film a partire dal finto trailer Thanksgiving.
4 gennaio 2008
Peter Jackson
Ci sono almeno sei buoni motivi e una manciata di titoli che rendono indimenticabile il cinema di Peter Jackson.
1. La mitologia. Ce l'ha restituita, ci ha ridato i nostri eroi, la loro identità, andando contro quell'idea di un mondo che si sta sgretolando, di un sogno che non esiste più. Ha preso le persone più semplici e ha dato loro profondità e cuore. Così uno sceneggiatore salva un'attrice da un gorilla gigantesco, un ragazzo sopraffatto da una madre fisicamente e psicologicamente mostruosa protegge il grande amore della sua vita e un piccolo hobbitt è in grado di salvare un intero mondo dall'incarnazione del Male. Amarissimo e disilluso, continua a sperare e a dirci che è nel cuore dei più umili che si nasconde la S di Superman.
2. Gli attori secondari. Quando si dice che il fuoricampo invade il campo. Coloro che dovrebbero passare inosservati, ai margini dell'inquadratura, improvvisamente passano in primo piano, che siano essi cattivissimi stregoni reclusi in una torre di potere o piccoli marinai clandestini che vendicano un amico divorato da insetti giganti. Un'immensità varia e multiforme di umani che corrono disperati e a perdifiato verso la fine della storia.
3. La spettacolarità. Chi di voi non è rimasto a bocca aperta guardando le scene de Il Signore degli Anelli?
4. La sceneggiatura. Se c'è una cosa in cui Jackson è maestro è proprio nel collante della storia, nella trama e nello svolgimento del soggetto. Non si era mai vista un'armonia interna che traspare così luminosa. Non era neppure lontanamente immaginabile che un tale linguaggio fosse così apprezzato da pubblico e critica.
5. La regia. Il suo stile rompe ogni schema di continuità, inventa il cinema di domani e ingloba quello di ieri. Una sola parola: capolavoro.
6. I sentimenti. Ce li mette tutti, dalla rabbia contro il Male e del Male, alla provocazione, dalla malinconia alla felicità. E noi li mettiamo tutti nei suoi film.
È nato la notte di Halloween del 1961, segno del destino il fatto che si sia legato al regno del fantastico nel futuro? Mah! All'età di otto anni, già comincia a girare dei piccoli cortometraggi con gli amici, con tanto di effetti speciali e con la cinepresa Super8 di famiglia. All'età di 17, abbandona il Kapiti College per fare un lungo apprendistato come fotografo. Con i primi stipendi guadagnati, acquista una telecamera 16mm e con quella realizza il suo primo vero cortometraggio The Valley (1976), che poi successivamente verrà ampliato in un film.
Fuori di testa (1987), questo è il titolo del suo primo film, trova la sua realizzazione grazie ai contributi della New Zeland Film Commission. Il prodotto è notevole, contando il fatto che Peter Jackson si occupa praticamente di tutto, dagli effetti speciali al trucco, fino alla scenografia, e gli viene data ancora fiducia quando esprime il desiderio di realizzare un cartone animato. Durante questa seconda fase della sua carriera conosce Fran Walsh che prima diverrà una delle sue più grandi collaboratrici e poi lo sposerà, dandogli due figli Billy e Katie Jackson (apparsi come attori in alcuni dei suoi film).
Dopo Meet the Feebles (1989), segue la pellicola horror cult Splatters – Gli Schizzacervelli (1992), storia di una scimmia mannara il cui morso scatena un'epidemia di morti viventi. La pellicola, per quanto assurda, è piacevole e partecipa a numerose premiazioni, oltre a essere premiata con il prestigioso Saturn Award, l'Oscar dell'horror. Dopo una breve ma intensa collaborazione con Tony Hiles, per il quale si presta come secondo assistente regista nella pellicola Jack Brown Genius (1994), firma Creature del cielo (1994), pellicola drammatica con Kate Winslet che vince il Leone d'Argento a Venezia e viene nominata all'Oscar per la migliore sceneggiatura. La storia raccontata è quella vera di due bambine neozelandesi, morbosamente amiche che, venute a conoscenza della separazione imminente, decidono di eliminare chi minaccia il loro legame: la madre di una di loro.
Con un successo tale, Hollywood lo reclama repentinamente fra i suoi registi e, nel 1996, Jackson firma l'horror Sospesi nel tempo (1996) con Michael J. Fox, collaborando anche con Robert Zemeckis per gli effetti visivi di Contact (1997). Da quel momento in poi, la mente di Peter Jackson – e anche della moglie – sarà impegnata in un'impresa titanica: portare sul grande schermo il romanzo di Tolkien "Il Signore degli Anelli. Il lavoro è immane, ma Jackson pensa di avere la stoffa necessaria per poterlo fare. Legge il libro, fa una prima scrematura delle parti da togliere e quelle da tenere, scrive e riscrive mille volte il soggetto, butta giù le prime sceneggiature, sceglie la migliore, lavora al layout, cerca gli attori, le location e inizia a girare. Per tutta la durata del film, in Nuova Zelanda, indosserà sempre la stessa maglietta e lo stesso naia di scarpe.Nel 2001, l'opera è pronta per essere distribuita. Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell'Anello (2001), primo libro della trilogia fantasy esce nelle sale e Peter Jackson diventa il Signore degli Incassi. Un successo così era stato replicato solo da George Lucas con la trilogia di Star Wars. Il mondo impazzisce per le avventure dell'Anello del Potere e dell'hobbit Frodo, nonché del suo gruppo di amici. Effetti speciali da perdere il fiato, scenografie stupende siano essere reali o elettroniche. Un lavoro che sposa l'arte, la settima arte. Il Signore degli Anelli diventa la Cappella Sistina del cinema e Jackson è il nostro Michelangelo. Crea e lancia nuovi volti, fra cui Viggo Mortensen (fino ad allora costretto a ruoli secondari di poco spessore) e Orlando Bloom, ritrova bambini prodigio che si credevano persi (Elijah Wood e Sean Austin), da lustro a Ian Holm e Ian McKellen, rispolvera un hammeriano Christopher Lee e offre stati di grazia alle belle Liv Tyler e Cate Blanchett. La saga continua con Le due Torri (2002) e Il ritorno del Re (2004) e in toto, Jackson conquista un Golden Globe (miglior regista per Il ritorno del Re), una miriade di nomination all'Oscar, e le statuette come miglior regista e miglior film che divide con la moglie. Così come dividerà anche la laurea ad honorem data dalla Massey University e l'Ordine di Merito della Nuova Zelanda.
Da sempre amante del film King Kong del 1933, decide di girare un remake e firma l'omonimo King Kong (2005), con Naomi Watts, Jack Black e Adrien Brody, che però conquista solo Oscar tecnici. Padrone delle compagnie cinematografiche WingNut Films, Weta Limited e Three Foot Six, merita pienamente il nomignolo di King Jackson!
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